|
Le ragioni di queste pagine
C’è stato un tempo, non lontano, nel quale viaggiavo normalmente con 70 kg di
attrezzature per la fotografia subacquea: due custodie per le reflex, quattro
flash, un corredo completo di ottiche, terzo corpo per il lavoro in terraferma
(e come scorta, non si sa mai!), più una miriade di altri orpelli. Allora si poteva, l’eccedenza bagaglio praticamente non esisteva, il bagaglio a mano non era
controllato più di tanto: bisognava solo avere abbastanza fiato per portarsi dietro tutta
quella roba, caricarla e scaricarla. Sott’acqua scendevo sempre con 2 custodie e quattro flash: una con il grandangolo,
poi con lo zoom grandangolare, e l’altra con la macro. Quando non avevo qualcuno con me, una custodia stava in mano
e l’altra appesa al gav o posata sul fondo, per poi riprenderla negli spostamenti.
Poi sono arrivati l’11 settembre, la crisi e il digitale. Non in questa sequenza, ma insomma le cose
si sono ingarbugliate. Non solo perché è diventato più difficile viaggiare e molto più costoso volare con un bagaglio di quel genere, ma perchè il digitale ha fatto nascere una speranza di semplificazione e alleggerimento.
E l’illusione tecnologica in buona parte continua ancora.
È vero, il digitale ha eliminato il famoso limite dei 36 scatti in un tuffo (72
con due macchine), sempre insufficienti: oggi se ne possono scattare a
centinaia fino all’esaurimento delle batterie dei flash. È vero, il digitale ha dato un taglio drammatico ai costi di produzione e di
archiviazione. Ma la speranza di fondo, quella di avere una fotocamera piccola,
leggera e versatile al punto da fare la macro e il grandangolo, quella speranza
è ancora da realizzare. Ci si avvicina sempre di più, ma, per chi come me ha sempre scelto per la qualità delle immagini, le reflex (di fascia bassa, media o alta che siano) sono ancora
insostituibili, pur con il loro peso, il loro ingombro e la moderata versatilità.
L’evoluzione è però talmente veloce che conoscere tutto quello che si affaccia sul mercato e
comprendere con cosa si fa cosa è divenuto sempre più complesso, soprattutto per chi vuole fare fotografia subacquea di qualità. I modelli di fotocamere si avvicendano con un ritmo impressionante, al punto
che un anno è in genere l’aspettativa di vita per un modello, per molti ancora meno. Per contro, mentre ai
tempi dell’analogico l’offerta di fotocamere compatte era limitata a pochissimi esemplari, oggi ci sono
decine di fotocamere
|
|
che escono già con la custodia subacquea come accessorio e spesso se ne aggiungono altre di
fornitori indipendenti. In questo panorama in continua evoluzione si stanno affermando nuovi concetti di fotocamere, un po’ reflex e un po’ compatte, il video HD sta diventando quasi un imperativo categorico.
Fatto sta che non molto tempo fa mi era venuto in mente di acquistare una nuova
compatta di qualità, da portare sempre in affiancamento alla reflex, con la quale fotografare in
piccolo, sopperire cioè all’assenza di una seconda custodia. Di compatte ne ho usate molte, ne ho viste
usare molte, ho visto i miei e gli altrui risultati. Mi serviva qualcosa che
producesse immagini che non sfigurassero a fianco di quelle fatte con la
reflex. Ho cominciato a fare una ricerca sistematica e subito dopo mi sono reso
conto che era un lavoro lungo e complesso. A quel punto ho deciso che quel
lavoro era meglio non si disperdesse semplicemente con l’acquisto di una fotocamera, ma poteva diventare una base di riferimento per
molti altri che hanno lo stesso problema o che semplicemente desiderano
scafandrare la loro compatta, oppure acquistarne una nuova che sott’acqua dia risultati soddisfacenti.
Questo sito è nato così, come servizio da un lato e dall’altro come finestra aperta sull’evoluzione della fotografia digitale subacquea. Tenendo conto che non tutti
hanno velleità di realizzare foto da concorso o da rivista, che a molti basta portarsi a casa
scatti decenti, ma anche che una volta che si comincia ad appassionarsi si
vuole migliorare e si diviene più esigenti. Queste pagine sono indipendenti, non c’è nessuno sponsor dietro e, se spazi pubblicitari verranno acquistati, non sarà per questo che cambierà il metro di giudizio sui prodotti che verranno descritti e provati. Con una
speranza: che, così come circa 50 anni fa nacque la Nikonos, il simbolo della fotografia subacquea
per i 40 anni successivi, qualche costruttore invece di continuare ad infarcire
le fotocamere di una quantità impressionante di elettronica della quale si fa un uso che difficilmente eccede
il 10%, si periti a progettare una fotocamera secondo le esigenze di chi fa
fotografia subacquea, magari chiedendo proprio a loro cosa serve per fare di
una compatta una fotocamera veramente adatta alla fotografia subacquea.
Egidio Trainito
|