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Formato DX per riprese Super Grandangolari
di Valerio BRUSTIA
Ognuno di noi ha le sue ossessioni o più semplicemente delle forti preferenze. Io amo la fotosub grandangolare, in basso fondale o meglio, al limite della superficie aria acqua. Questo genere di riprese, negli ultimi anni, ha avuto una certa diffusione: sempre più presenti su riviste e sul web, questo tipo di immagini spesso è realizzato con ottiche fisheye. Infatti questi vetri forniscono una profondità di campo intrinsecamente elevata, consentendo una buona separazione tra i settori aria-acqua.
Negli ultimi 10 anni la fotosub è stato rivoluzionata dalla tecnologia digitale. La rivoluzione però non ha interessato solamente il supporto di registrazione delle immagini. Anche le costruzioni ottiche hanno avuto un forte sviluppo. Oggi sono disponibili, ad un costo abbordabile, obiettivi un tempo irraggiungibili  (si pensi al mitico Nikon 13mm Ais) se non addirittura impensabili. E i sistemi di scafandratura per fotocamere digitali  si sono adeguati al vario assortimento di vetri. Oggi è possiamo ottenere immagini “anfibie” utilizzando grandangoli lineari ad elevatissimo angolo di campo. Su tutti svetta il Nikon 14-24/2.8 che su fotocamere FX fornisce risultati spettacolari per angoli di campo veramente ampi. Ma se si vogliono contenere ingombri e costi esistono zoom superwide per il piccolo formato di notevole qualità ottica prodotti da tutti i maggiori costruttori.

Perché il piccolo formato per la fotosub?
Negli ultimi 4 anni la tecnologia digitale ha finalmente raggiunto il pieno formato. Finalmente tutte le vecchie ottiche grandangolari per il 35mm sono tornate a dare l'angolo di campo per il quale erano state progettate. Ciò ha relegato il formato ridotto, con cui per anni abbiamo dovuto fare i conti (!), all'ombra del formato
pieno. Le fotocamere full frame hanno sensori di elevatissima sensibilità, ma a parer mio sott'acqua questa peculiarità è poco significativa. Mentre a terra sono innumerevoli le situazioni in cui è utilissimo disporre di ISO elevati (con i Super tele ad esempio per avere tempi rapidi di otturazione e allontanare il rischio di mosso), in acqua questa esigenza è molto meno pressante. Per congelare i pesci nel loro movimento siamo comunque costretti a ricorrere alla rapidità del lampo flash. Diciamo che un sensore che fornisca dei buoni 800 iso è sufficiente per il 99% delle riprese subacquee che ragionevolmente possiamo immaginare di scattare. E oggi tutte le reflex piccolo formato in commercio riescono a garantire questa prestazione.
Quindi oltre a tutti i vantaggi che il digitale ha introdotto nella fotosub (numero scatti disponibile, visione immediata dell'immagine scattata) ce n'è uno che pochi prendono in considerazione: il formato ridotto (DX, APS o 4:3) rispetto al full frame, a parità di campo inquadrato, ha intrinsecamente profondità di campo superiore. Lo sa bene chi ha avuto modo di utilizzare la pellicola di medio formato o le lastre dei grandi formati (es 4x5” o superiore). Ricordo il mio sconcerto quando con la pentax 67 armata di 45mm, non c'era verso di ottenere la stessa PDC che riuscivo ad avere con la FM2 e il 20mm. Nonostante chiudessi a f/11 o f/16 difficilmente riuscivo ad avvicinarmi al tutto a fuoco del 20 sul formato 35mm.
Sott'acqua la PDC è molto importante. Non parlo della PDC verso l'infinito, che in acqua è un concetto inesistente, ma della PDC tra piani relativamente vicini all'oblò fino a 2 – 3 metri di distanza e non oltre, perché l'acqua metterà il suo velo rendendo poco distinguibili i dettagli più lontani. In acque dolci spesso accade che la distanza utile  di ripresa si riduca a non oltre il metro.  Ma tornando al caso, si confrontino le seguenti immagini.
23_VAR_0056p.jpg
23_VAR_0057p.jpg
D3+24-70 @ 26mm  f 8 4 s 200 ISO
D300+17-35 @ 17mm(circa 25,5mm)  f 8  4 s 200 ISO
Si osservi come il quadrante dell'ora del videoregistratore sia illeggibile nelle prima foto mentre è molto più nitido nella seconda: le immagini dimostrano come, a parità di angolo di campo inquadrato e diaframma impostato, il piccolo formato offra maggiore nitidezza da PDC rispetto al formato maggiore.

L'estrema PDC è molto gradita nelle immagini a mezz'acqua dove si chiede effettivamente la “luna” perché i due mezzi (aria e acqua) non hanno ugual indice di rifrazione. Quello che accade in queste riprese è che la parte dell'inquadratura in acqua si comporta come una mezza lente negativa messa davanti al nostro obiettivo. Possiamo correggerla con una mezza lente positiva da 2 o 3 diottrie (dipende dal diametro dell'oblò e dalla sua distanza dall'obiettivo stesso), ma poi potremo fare solo foto a mezz'acqua!

Famosissimo è il caso del mentore di tutti i fotosub David Doubilet che per le riprese a mezz'acqua dei trigoni delle Barbados attrezzò una Aquatica 3 con oblò 8” armata con 18mm su cui erano montati 2 filtri: uno split density GN, per correggere la luminosità del cielo, ed un secondo mezzo filtro di correzione diottrica per compensare l'effetto lente dell'acqua e portare sullo stesso piano di fuoco i trigoni e le barche all'orizzonte. Uno scafandro dedicato esclusivamente a quel tipo di immagine.

Una maggiore profondità di campo intrinseca, sicuramente non potrà portare alla completa  soluzione di questa difficile situazione di ripresa, ma aiuterà moltissimo fino ad evitare di dover ricorrere a correzioni ottiche.  

Il panorama attuale di prodotti per fotosub è veramente vasto. Esistono molti costruttori che propongono sistemi completi per scafandrare fotocamere digitali Nikon e
Canon.  Sono apparsi anche nuovi costruttori (Nauticam) mentre altri hanno perso un po' di terreno (Nexus e Sealux). Sono inoltre comparsi produttori indipendenti di soli oblò, addirittura in cristallo ottico (Zen).

Nella mia scelta del “sistema” ho puntato sui seguenti fattori:
1. che alloggiasse una Nikon digitale già in mio possesso;
2. che consentisse di realizzare foto super grandangolari a mezz'acqua con la linea aria acqua il più nitida possibile (quindi oblò a cupola di almeno 8”) oltre che disponesse di un buon set di oblò per ripresa macro;
3. che fosse il più possibile leggero e compatto
4. che fosse aggiornato o aggiornabile alle ultimissime produzioni ottiche;
5. che disponesse di un centro assistenza in Italia perché i nuovi scafandri per il digitale sono molto più sofisticati di quelli per fotocamere a pellicola ;
6. che non mi costringesse a mettere un'ipoteca sulla casa.

E la scelta è caduta sull'ultimo scafandro per D300 disponibile a magazzino di Fraco Sub, distributore italiano di Sea&Sea, in accoppiata con il nuovissimo zoom Sigma HSM 8-16 f/4.5-5.6 commercializzato in italia da Mamya Trading.
Fraco Sub, è da oltre trent'anni presente nel settore fotosub e fornisce un ottimo servizio di assistenza per i prodotti Sea&Sea presenti e passati. Il titolare signor Fulvio Reina è sempre disponibile e mai parco di consigli utili e pratici per manutenere e utilizzare al meglio le attrezzature da lui distribuite. Va detto che nell'ultimo decennio Sea&Sea si è distinta per la qualità delle sue produzioni, portando il sistema MDX a livelli professionali di elevato standard.
© Valerio Brustia 2011
© duwphoto.com 2011
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